Scommesse sul tennis 2026: cosa costa ogni quota, dal game alla schedina

Updated Novembre 2026
Licensed
usAvailable in US
Fast payouts
18+ Only

Un game di tennis si gioca al meglio di quattro punti, e la schedina si decide su una cifra sola: quanto il bookmaker trattiene da quella quota. Verificato il 3 Novembre 2026, con le concessioni dei dieci operatori confrontate con l’«Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza» pubblicato da ADM (ex AAMS).

Un pallone da calcio sul dischetto del centrocampo di un prato, alla luce del mattino
Un game di tennis procede 0 (love), 15, 30, 40.

Il tennis non è un tappeto di calcio: perché conviene partire dalle quote

Pochi mercati premiano la preparazione come quelli sul tennis, e pochi la puniscono altrettanto duramente quando il giocatore non sa leggere una quota. Chi arriva dal calcio porta con sé un riflesso: guarda il nome, guarda il numero, decide. Nel tennis quel numero nasce da un modello che pesa servizio, rendimento sulla seconda, superficie e stato di forma, e ci mette sopra un margine. Capire dove finisce l’uno e dove comincia l’altro è l’unica abilità che serve davvero prima di qualsiasi altra considerazione su bonus, app, palinsesti e concessioni.

Un’osservazione sulla struttura del gioco, prima dei numeri. Un incontro non è una fila di punti: è una fila di game, e ogni game ricomincia da zero. Il punteggio scorre 0 (love), 15, 30, 40, e chi mette insieme almeno quattro punti con due di vantaggio si prende il game; sul 40-40 il pari diventa deuce e serve lo scarto di due. Un set, di solito, va a chi arriva primo a sei game con due di scarto, e sul 6-6 si passa al tie-break, al meglio dei sette punti con due di vantaggio. Gli uomini giocano al meglio dei cinque set solo nei quattro Grandi Slam, le donne sempre al meglio dei tre, e in qualche torneo l’ultimo set lascia il posto a un match tie-break al meglio dei dieci punti. Questa architettura a compartimenti è la ragione per cui il tennis ha un ventaglio di mercati più largo di quasi ogni altro sport, e anche la ragione per cui il margine del bookmaker cambia da un mercato all’altro nella stessa partita.

Un esempio concreto di quanto cambi. Su un mercato a due esiti proposto a quota 1,90 e 1,90 la quota non è «equa»: per ricostruire quanto quel mercato restituisce si somma l’inverso delle due quote e si divide uno per quella somma. Il conto dà una quota di ritorno intorno al 95 %, cioè un margine vicino al 5 %, ed è il caso migliore: appena la quota scende a 1,85 per lato il ritorno perde ancora terreno, e appena il bookmaker allarga il campo su un mercato con tre esiti, un handicap o una combo la fetta trattenuta cresce. Ecco perché la stessa partita può costare al lettore il 5 % su una giocata e molto di più su un’altra, con lo stesso nome di bookmaker in alto.

Da qui il taglio di questa guida. Ogni confronto tra operatori vale poco se prima non si è capito quanto pesa la quota, perché il bonus di benvenuto più generoso del listino non compensa un mercato dove si paga il 10 % di margine a ogni giocata. Il resto della pagina segue quell’ordine: come funzionano i mercati e come si legge il margine, cosa offre il calendario dei tornei, chi sono i dieci concessionari in confronto, cosa prescrive la normativa italiana, quanto costa davvero un bonus, cosa comporta il live e, in fondo, cosa vale la pena di studiare e cosa non vale un euro.

Calendario e tornei, ovvero quando il tennis si gioca e quando conviene tacere

Il tennis ha una caratteristica che nessun altro sport possiede: non fa pausa. Il calendario gira tutto l’anno, con un torneo che finisce mentre un altro è già ai quarti, e questa densità è la prima cosa da mettere in conto, perché sbaglia chi ordina il proprio budget come se il tennis avesse una stagione breve e concentrata. Chi punta un euro ogni giorno per un anno spende in modo molto diverso da chi concentra la stessa cifra su quattro tornei.

La gerarchia dei tornei conta più di quanto sembri, e non solo per il prestigio. I quattro Grandi Slam sono gli Australian Open su cemento, il Roland Garros su terra rossa, Wimbledon su erba e gli US Open su cemento, e l’ITF è l’organo di governo più alto del gioco. La superficie non è un dettaglio estetico: cambia la velocità dello scambio, cambia il peso del servizio, cambia la frequenza con cui un set finisce 6-4 invece che 7-6. Un modello di quota costruito sulla terra rossa non trasferisce mai del tutto sull’erba, e chi guarda solo i nomi dei giocatori sta già pagando per quell’errore.

Un caso recente vale come misura di quanto il tennis italiano segua il calendario. Wimbledon 2026 si è giocato dal 29 giugno al 12 luglio 2026, con Jannik Sinner vincitore nella finale maschile su Alexander Zverev e Linda Noskova vincente su Karolina Muchova nella finale femminile. Due settimane di partite, e un volume di giocate che nei singoli tornei ADM si concentra esattamente lì.

Il tennis italiano ha anche un livello che il palinsesto copre in modo disomogeneo, ed è utile saperlo prima di cercare una partita. Il circuito ITF e i Challenger riempiono gran parte dell’anno e muovono un pubblico ristretto; i tornei maggiori sono quelli dove l’offerta di mercato è più profonda e il margine, in genere, più contenuto. Come sempre, quel «in genere» è un’osservazione sulla struttura dell’offerta, non un numero: la pagina non conosce il margine che un singolo bookmaker praticherà stasera su un singolo incontro, e nessuna guida seria può conoscerlo. Quello che il lettore può fare è confrontare, in tempo reale, le quote dello stesso incontro su due o tre operatori prima di giocare. È l’unica misura che non invecchia.

Il vero costo della densità, poi, non sono i tornei: sono le occasioni. Un calendario che non si ferma mai produce la sensazione che ci sia sempre qualcosa da giocare, e quella sensazione è ciò che le piattaforme vendono. Un lettore che si dà una regola — due partite al giorno al massimo, una cifra fissa alla settimana — trasforma un calendario di trecentocinquanta giorni in un budget prevedibile. Il tennis non obbliga nessuno a giocare tutto.

Ritiro, walkover e match interrotto: dove la regola decide il risultato

Nel tennis la partita può finire senza che nessuno perda, ed è la prima cosa che un lettore deve cercare nei termini dell’operatore. Un ritiro, un forfait annunciato prima del match, un’abbandono sul 3-1 del secondo set: ognuno di questi casi ha una regola propria, e le regole non sono identiche da un bookmaker all’altro. Chi gioca un mercato sul numero di game, o un over su un totale, si trova esposto molto più di chi ha giocato una semplice testa a testa, perché un incontro che non arriva al termine non produce alcun numero da contare.

La regola generale che quasi tutti gli operatori con concessione ADM scrivono nelle proprie condizioni è che la scommessa su un incontro annullato per il ritiro di uno dei due giocatori venga restituita, mentre la parte già giocata di un torneo resta valida. Ma è una sintesi, non una citazione: la differenza tra un rimborso e una giocata persa dipende dalla clausola esatta, e le condizioni sono quelle dell’operatore, non quelle di questa pagina. Prima di giocare un mercato di dettaglio su un match che potrebbe non finire, quella clausola vale un minuto di lettura. Il costo di non leggerla è l’intera puntata, non una parte.

Vale anche per i mercati che sembrano più innocui. Una testa a testa con ritiro viene quasi sempre rimborsata; una multipla che contiene quella partita non lo è quasi mai per intero, perché l’operatore ricalcola la quota come se l’evento annullato non ci fosse e la giocata resta in piedi con il resto. È una differenza che sposta il risultato di parecchio, e che nessuna app spiega.

Criteri della classifica: come si valutano dieci concessionari

Prima di arrivare ai nomi, conviene fissare il metro. Un confronto tra bookmaker che si limitasse al numero di sport in vetrina misurerebbe la pubblicità, non l’offerta: quasi tutte le dieci piattaforme di questa lista nominano il tennis, e questo le rende identiche su un punto che sembrava decisivo. I criteri che distinguono davvero sono altri, e sono quattro.

Il primo è chi risponde del servizio. Non il marchio: la società concessionaria, il cui nome è scritto nella riga della concessione di ciascun operatore e che quasi mai coincide con l’insegna. È quella la controparte nei termini, ed è quella che il lettore trova indicata nel contratto di conto di gioco.

Il secondo è quanto dell’offerta sul tennis è verificabile prima di depositare. Un’app che dichiara migliaia di eventi live dice qualcosa di utile solo se poi il lettore trova davvero quella partita, con quella quota, a quell’ora. Chi vuole giudicare un bookmaker sul tennis fa una prova semplice: cerca un Challenger, non Sinner.

Il terzo è cosa l’operatore mette per iscritto sui propri strumenti di controllo — limiti, pause, autoesclusione, avvisi. Sono clausole, non slogan, e si leggono in due minuti.

Il quarto è la trasparenza della concessione: se il numero e la società compaiono nei termini, come la normativa italiana richiede, il lettore ha già in mano lo strumento per verificare tutto il resto sull’elenco pubblico di ADM.

Il peso di questi criteri, poi, dipende dal tipo di lettore. Chi gioca dieci euro alla settimana su una partita guardata in televisione ha bisogno soprattutto di chiarezza sulle regole di rimborso; chi gioca cinquanta schedine al mese vive dentro il margine, e per lui il criterio decisivo è il confronto delle quote. La classifica che segue non pretende di rispondere a entrambi con la stessa voce, e non è una raccomandazione: è una fotografia di ciò che questi dieci operatori dichiarano.

Fondamenti: come si costruisce una quota sul tennis

Una quota sul tennis non è un pronostico travestito. È un prezzo, e come ogni prezzo contiene un ricarico. La domanda utile non è «chi vince», ma «quanto mi costa questa giocata rispetto al valore che le attribuisco». Chi non si pone la seconda domanda sta comprando al buio.

Un pallone da calcio appoggiato su una schedina bianca su un tavolo di legno, alla luce del giorno
Un set di tennis si vince di solito per primi a sei game con due di scarto.

Un game di tennis procede 0 (love), 15, 30, 40, e chi mette insieme quattro punti con due di vantaggio incassa il game; il 40-40 si chiama deuce. Un set si vince di solito per primi a sei game con due di scarto, e sul 6-6 arriva il tie-break al meglio dei sette punti con due di vantaggio. Gli incontri sono al meglio dei tre o dei cinque set, e solo nei quattro Grandi Slam gli uomini giocano al meglio dei cinque; le donne giocano al meglio dei tre ovunque. In alcuni tornei l’ultimo set è sostituito da un match tie-break al meglio dei dieci punti con due di vantaggio. Ogni passaggio di questa scala è un mercato a sé: il game, il set, il match, il numero di set, il numero di game. E ogni mercato ha la propria quota, quindi il proprio margine.

Quando il lettore compra quel prezzo, compra anche il ricarico che ci sta dentro. Su un mercato a due esiti come la testa a testa, la quota di ritorno è il reciproco della somma degli inversi delle due quote, e il margine è quello che resta per arrivare a cento. Su una partita offerta a 1,90 e 1,90 il conto dice che il mercato restituisce poco più del 95 % di quanto raccoglie, e trattiene poco meno del 5 %. È un esempio, non un prezzo quotato, ma la lezione è che quel prezzo è già stato costruito prima che il lettore aprisse l’app.

La stessa logica, applicata ai mercati laterali, spiega perché le combo costano di più. Una combo mette insieme più esiti correlati dello stesso incontro, e il bookmaker ci mette sopra un margine che cresce con il numero di gambe. Non è disonestà: è il prezzo della copertura di un rischio che si accumula. Il lettore che compra una combo a tre gambe per «moltiplicare la quota» sta anche moltiplicando quanto paga per giocarla. Sapere questo non toglie nulla al piacere della schedina; evita solo di scambiare una quota alta per un buon affare.

Chi vuole un metro di paragone da portare con sé può usare una regola semplice: due operatori sulla stessa partita, stessa tipologia di mercato, e la quota più alta è quella che restituisce di più a parità di esito. Sembra ovvio, eppure è l’unica verifica che la maggior parte dei giocatori non fa mai.

Handicap, over e testa a testa sul tennis

Tre famiglie di mercato coprono la quasi totalità delle giocate sul tennis, e ognuna ha un prezzo diverso. La testa a testa (o match winner) è la più lineare: si sceglie chi vince, e non esistono pareggi, il che la rende la più semplice da confrontare tra operatori. L’handicap sposta il risultato di partenza in game o in set: «-3,5 game» significa che il giocatore scelto deve vincere con almeno quattro game di margine perché la giocata passi. È un mercato che si comporta in modo molto diverso dalla testa a testa, perché un incontro dominato fino a un passo dal traguardo e poi perso al tie-break può consegnare la vittoria a chi ha puntato sul vincente e togliere tutto a chi ha puntato sull’handicap.

L’over e l’under vivono su un totale: il numero di game o di set di un incontro. La variabile che li muove non è la forza dei giocatori, ma la somiglianza tra loro. Due giocatori molto vicini di livello producono set lunghi e tie-break, due giocatori distanti producono un 6-2 6-3 che manda l’under a segno senza sforzo. Chi compra un over su un incontro squilibrato sta comprando la speranza di un servizio che si rompe, e la paga.

Il confronto tra questi mercati non si fa a occhio. Le tipologie di scommessa disponibili sono elencate negli operatori stessi, e le più diffuse includono singole, multiple e sistemi; alcune piattaforme aggiungono strumenti come la combo costruita dall’utente sulla stessa partita. Il punto per il lettore è sempre lo stesso: la quota del mercato di dettaglio contiene più margine di quella della testa a testa, e quindi va giocata solo quando il vantaggio informativo è reale.

Guarda il portafoglio, non il tabellone. Un giocatore che mette un euro su ogni mercato di dettaglio di un singolo incontro ha già pagato il ricarico quattro volte senza accorgersene.

Normativa: la concessione ADM, il palinsesto e le regole che vincolano

In Italia un bookmaker che serve giocatori italiani ha bisogno di una concessione per il gioco a distanza, rilasciata da ADM — l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che ancora molti chiamano AAMS — e la gestisce su un sito .it proprio. La concessione è per sito, non per azienda, e si vince con una gara pubblica, non con un’autorizzazione a sportello. Il quadro attuale è il Decreto legislativo 25 marzo 2024, n. 41 («Riordino del settore dei giochi pubblici, a distanza»), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 78 del 3 aprile 2024. La gara di settembre 2025 ha assegnato 52 concessioni a 46 società su 93 domande, a circa 7 milioni di euro per nove anni, e il nuovo regime è partito il 13 novembre 2025. L’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza, consultato il 25 ottobre 2026, conta 52 righe con codici da 16000 a 16051, ognuna legata a un sito .it; una società può tenerne più di una — Eurobet Italia S.r.l. gestisce Eurobet, Bwin e Gioco Digitale. L’elenco non ha una colonna per i giochi: un nome presente non dimostra da solo che quel concessionario offra scommesse sportive, e quella prova si prende dal sito e dall’app dell’operatore.

Un foglio di concessione in carta con un timbro rosso, appoggiato su una scrivania di legno accanto a una penna
Wimbledon 2026 si è giocato dal 29 giugno al 12 luglio 2026.

Un dettaglio che cambia il modo di verificare. Art. 6, comma 1 elenca i giochi offeribili a distanza in concessione: scommesse a quota fissa e a totalizzatore su eventi sportivi, compresi quelli simulati, e su corse di cavalli; totalizzatori sportivi e ippici; ippica nazionale; giochi di abilità, carte e giochi di sorte a quota fissa; scommesse a quota fissa con interazione diretta tra giocatori (betting exchange); bingo. Art. 6, comma 3 stabilisce che i vincitori della gara possono gestirne più di uno per un massimo di nove anni, senza rinnovo. Il concessionario può quindi tenere in qualsiasi combinazione il diritto alle scommesse sportive, al poker e ai giochi di abilità, ai giochi di tipo casinò, all’exchange e al bingo. Tradotto: la faccia sportiva di un marchio e la sua faccia da casinò sono permessi che convivono, e i limiti dell’uno non sono i limiti dell’altro.

C’è poi il vincolo che decide cosa è giocabile. Art. 2, lett. s) definisce il «palinsesto» come il programma di eventi, sportivi e non, e di tipologie di scommessa preparato dal concessionario e approvato da ADM, e una scommessa può essere accettata solo su eventi che stanno in quel palinsesto approvato. ADM aggiunge gli eventi uno per uno: a settembre 2026 ha autorizzato la Setka Cup, con bet365 primo partner secondo la stampa di settore. Quali sport e quali tipologie siano nel palinsesto di ciascun operatore è informazione che il concessionario pubblica da sé, nella propria sezione sportiva. Per il lettore la conseguenza pratica è duplice: se una partita non compare, non è una svista dell’app, e il confronto tra due operatori sulla profondità dell’offerta tennistica è un confronto su due palinsesti diversi, entrambi legittimi.

Gli eventi simulati hanno una definizione propria. Art. 2, lett. v) li chiama «scommesse su eventi simulati»: eventi sportivi, di cavalli e altri, generati al computer e mostrati con animazione o con un evento reale preregistrato, consentiti all’interno di una concessione per le scommesse sportive. I siti li espongono in una sezione dedicata. Sono un prodotto, non una partita: nessuna condizione, nessun ritiro e nessun tie-break, e il margine che li sostiene è quello dell’operatore. L’ippica, invece, è due cose distinte nella legge: le scommesse su corse di cavalli, a quota fissa o a totalizzatore, dentro l’art. 6, comma 1, lett. a), e i «giochi di ippica nazionale» dell’art. 6, comma 1, lett. c) e art. 2, lett. h) — vincente, accoppiata, tris, quarté, quinté e simili — che richiedono una concessione a parte.

Un nome sull’elenco non basta: cosa controllare davvero

La verifica che conta si fa in tre passi, e nessuno dei tre richiede di fidarsi di un articolo. Il primo: aprire l’elenco pubblico di ADM dei concessionari autorizzati al gioco a distanza e cercare l’operatore. Il secondo: leggere nei termini del sito il numero di concessione e la società che lo detiene, perché è quella la controparte del contratto di conto di gioco. Il terzo: controllare che l’offerta sportiva esista davvero, cosa che l’elenco non dice e che solo il sito o l’app dimostrano.

Il perché di tanta pignoleria è presto detto: il marchio che compare in una classifica non è un titolo. Nel gruppo dei dieci operatori trattati in questa guida risulta presente sull’elenco anche Betfair, che la documentazione di settore descrive come il primo operatore ad aver portato in Italia il betting exchange con la concessione 16028 — una forma di gioco autorizzata a parte, art. 6, comma 1, lett. e) e art. 2, lett. u), dove il giocatore può essere puntatore o banco e il concessionario si limita a metterli in contatto anonimo. La documentazione di Betfair riporta regole aggiuntive per i conti sull’exchange italiano, come una puntata minima in favore di 200 centesimi in passi da 50, e un articolo di stampa del 2024 riferisce che sul giocatore non grava nulla sulle vincite, perché il prelievo cade sul concessionario. Quali marchi gestiscano oggi un exchange e con quali commissioni è informazione che il lettore trova solo nelle condizioni del singolo operatore.

Un’ultima nota sul palinsesto, che vale come promemoria per chi cerca partite minori. Un evento autorizzato di recente non è un evento qualunque: l’autorizzazione arriva caso per caso, e quindi la presenza o l’assenza di un torneo nel listino di un operatore è una scelta regolata, non una dimenticanza del reparto tecnico.

Gioco responsabile: il limite che il giocatore si dà prima di giocare

In Italia gli strumenti di tutela non sono un servizio accessorio che l’operatore concede per simpatia: sono obblighi di concessione. Art. 15, comma 1 prevede autolimiti su tempo, spesa e perdita; limiti sugli importi depositati in un periodo definito, fissati dal concessionario in base all’età e al comportamento del giocatore secondo protocolli approvati da ADM; messaggi automatici sulla durata e sulla spesa; strumenti di autoesclusione, anche per categoria di prodotto; e un canale di contatto aperto almeno cinque giorni a settimana, otto ore al giorno. Chi apre un conto e salta la schermata dei limiti sta scartando l’unico strumento che l’operatore è tenuto a mettergli davanti.

Il momento in cui i limiti si fissano è quello della registrazione. Admiralbet chiede in fase di iscrizione di impostare un tetto massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile; un limite ridotto ha effetto immediato, uno alzato diventa operativo dopo sette giorni. Quella finestra di sette giorni non è una scortesia burocratica: è la parte del meccanismo che serve a proteggere il giocatore da se stesso alle undici di sera. È anche l’unico caso in cui un operatore rallenta deliberatamente un cliente che vuole spendere di più.

L’autoesclusione è l’altro pilastro, e in Italia ha una infrastruttura tecnica comune. Il RUA, il Registro Unico degli Autoesclusi, è stato istituito nel 2018 e blocca l’accesso a tutte le piattaforme online con concessione ADM oltre che alle sale sul territorio. Le condizioni di Admiralbet prevedono l’autoesclusione per 30, 60 o 90 giorni oppure a tempo indeterminato, con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia; dal 1° febbraio 2026 la durata va da 7 a 270 giorni, oppure indeterminata con revoca possibile dopo nove mesi. Art. 15, comma 1, lett. e) richiede comunque strumenti di autoesclusione, anche per categoria di prodotto, per un periodo che il giocatore sceglie.

Qui arriva il punto che il giocatore deve capire bene, perché è il più importante di questa sezione: i siti privi di concessione non sono collegati al RUA. Un giocatore autoescluso che si iscrive a un operatore senza concessione non è protetto da nulla, e quel blocco che credeva di essersi messo addosso semplicemente non esiste su quella piattaforma. Il registro funziona perché tutti gli operatori legali vi attingono; fuori da quell’insieme è un elenco che non riguarda nessuno.

C’è anche una forma di tutela che non si vede dal di dentro del conto. Art. 15, comma 2 impone a ciascun concessionario di spendere lo 0,2 % dei propri ricavi netti, per un massimo di 1.000.000 € l’anno, in campagne informative o di comunicazione responsabile su temi fissati da una commissione governativa. È una cifra modesta rispetto ai volumi del settore, ma è denaro vincolato per legge, non filantropia. Per chi cerca aiuto concreto, il riferimento nazionale per i residenti in Italia è il Telefono Verde Nazionale Gioco d’azzardo 800 55 88 22, che bet365 stesso indica tra i propri strumenti di gioco responsabile accanto a periodi di pausa, limiti di versamento, avvisi sull’attività di gioco e auto esclusione.

Il capitolo del gioco responsabile è anche l’unico in cui i numeri degli altri capitoli perdono peso. Un bonus di benvenuto da cento euro non vale niente per chi non ha ancora deciso quanto può perdere in un mese.

Live e cash out: il cronometro che decide il prezzo

Il mercato live è la parte del tennis in cui la velocità si trasforma in denaro, e non sempre a favore del giocatore. Le grandi piattaforme offrono tutti il pre-live: Sisal dichiara oltre 1.000 eventi al giorno per le scommesse sportive e più di 15.000 eventi live, con diretta streaming gratuita di partite di calcio, volley, tennis e basket. Le regole di ADM sui mercati live, sui ritardi e sugli eventi sono informazione che non è pubblica, e un elenco dei mercati live non esiste.

La funzione che ha cambiato il modo di giocare si chiama cash out, e nel settore si scrive così, in inglese. Consente di chiudere la giocata prima che l’evento finisca, incassando il valore corrente della schedina. Sisal la descrive tra le proprie funzioni, e SNAI la elenca accanto a scommesse singole, multiple e sistemi, con mercati sul risultato esatto, sul numero di goal, sui tiri in porta, sui cartellini e sui rigori. Il meccanismo è utile e insidioso allo stesso tempo: l’offerta di chiusura la decide l’operatore, non il mercato, e contiene un margine che il giocatore non vede mai stampato da nessuna parte. Un cash out accettato in fretta è un’altra scommessa, con una quota che qualcun altro ha fissato per te.

Sul tennis il live ha una dinamica propria, ed è bene conoscerla prima di premere. Un break nel primo game del set cambia la partita più di un break nel quinto, perché il vantaggio si gioca tutto in avanti; una palla break annullata con un ace muove la quota di uno o due decimi in pochi secondi. Chi opera in live sa che la quota che vede sullo schermo è già vecchia di qualche istante, e che la latenza tra immagine e prezzo è parte del costo. Per questo la trasmissione in diretta che accompagna un conto di gioco vale più di quanto sembri: Lottomatica offre quote e risultati in tempo reale e streaming per seguire la partita, e la diretta è ciò che riduce lo scarto tra quello che si vede e quello che si paga.

La domanda che circola di più sul tennis live è cosa fare su un break. La risposta onesta è che non esiste una risposta: il break è un evento, non un segnale, e chi lo tratta come un segnale sta comprando una quota che si muoverà comunque. Il giocatore che vuole limitare il danno del live può darsi due regole prima di aprire lo streaming: una cifra massima per sessione e nessuna giocata nei primi trenta secondi dopo un punto pesante. Non è una strategia vincente, è un modo per non pagare due volte lo stesso errore.

Analisi e strategia: cosa si può studiare e cosa resta ignoto

La parola che attira più ricerche su questa materia è «algoritmo», ed è quella che produce più danni. Un algoritmo che prevedesse il tennis non esisterebbe sul mercato per la ragione più semplice: chi lo avesse lo userebbe in silenzio invece di venderlo. Quello che esiste è un modello che il bookmaker costruisce per quotare, e che è già dentro il prezzo che il lettore paga. Il lavoro del giocatore non è battere quell’algoritmo in velocità, ma trovare i casi in cui il modello sbaglia e la quota non lo riflette.

Studiare il tennis, invece, si può, e produce risultati concreti. Le variabili che contano sono poche: rendimento sulla prima e sulla seconda di servizio, percentuale di palle break convertite, rendimento sulla superficie specifica, condizioni fisiche recenti, numero di partite giocate nelle due settimane precedenti. Su queste cinque cose un lettore attento può costruire un’opinione informata, e quell’opinione è l’unica cosa che gli permette di riconoscere una quota alta.

Il resto è disciplina di cassa, e qui il tennis è spietato. Il bankroll va diviso in unità piccole, e l’unità va decisa prima della prima giocata. Chi punta il 10 % del proprio saldo su una testa a testa a 1,60 sta rischiando molto per un margine di profitto minimo, e sta anche pagando il ricarico che la pagina ha descritto nei fondamenti. La matematica della cassa non è un optional: una serie negativa su quote basse brucia un saldo molto più in fretta di quanto la quota suggerisca.

Sui pronostici la pagina non dice nulla, e non per prudenza: nessuno può sapere chi vince una partita di tennis, e chi lo afferma sta vendendo qualcosa. La pagina dice quello che si può sapere: una quota contiene un margine misurabile, un mercato di dettaglio costa più di un mercato principale, un bonus ha un requisito di puntata che va letto prima di essere accettato, un conto con concessione è collegato al RUA e un conto senza concessione no. Sono quattro cose, e bastano a decidere se giocare dieci euro o non giocarli.

Chi cerca «guadagnare con le scommesse sul tennis» cerca una cosa che non esiste come sistema. Esiste una gestione del rischio, e funziona solo se è noiosa.

Il modulo non esiste, la disciplina sì

Ogni pagina che promette come vincere le scommesse sul tennis vende due cose: una scorciatoia e un senso di controllo. Sul tennis la scorciatoia non c’è, perché il fattore che decide la partita — cinque punti al quinto set, una palla corta sbagliata di due centimetri — non è modellabile con la precisione che servirebbe per battere il prezzo. Il senso di controllo, invece, si può costruire sul processo: quali tornei si seguono, quali mercati si conoscono, quanto si gioca, quando si smette.

Un metodo difendibile si regge su tre abitudini. La prima è seguire pochi tornei e seguirli davvero: dieci tornei conosciuti valgono più di cento letti in fretta. La seconda è confrontare sempre due operatori prima di giocare, perché la differenza tra le due quote è il margine che si risparmia. La terza è tenere un registro, anche su un foglio, di importo, quota e motivo della giocata: dopo cinquanta schedine quel registro dirà più cose sullo stile del giocatore di qualunque analisi.

La tendenza che si vede nel mercato italiano va nella direzione opposta. Le app spingono sulla quantità di eventi e sulle dirette, e la quantità è la variabile che aumenta il volume di gioco senza migliorare il risultato. Chi legge le presentazioni delle piattaforme — Sisal che dichiara oltre 3.000 eventi virtuali al giorno dalle 7 del mattino alle 3 di notte, Lottomatica che copre Serie A, Champions League, F1 e MotoGP — sta leggendo un catalogo, non un’offerta di valore. Il catalogo dice cosa si può comprare; non dice a che prezzo.

Lottomatica, StarCasinò e Sisal: app ricche e sport in secondo piano

Tre operatori con una cosa in comune: il casinò è il motore della piattaforma, lo sport è una porta che resta aperta. Ognuno ha una sua versione della stessa commistione, e le differenze stanno tutte nei dettagli.

Lottomatica opera su concessione ADM n. 16010, detenuta da Goldbet Better Organization Italy S.p.a. (GBO Italy), sul proprio sito .it. La sua app per le scommesse sportive copre Serie A, Serie B, Champions League, Premier League, F1, MotoGP e altri eventi, con quote e risultati in tempo reale e streaming per scommettere live seguendo la partita in diretta. Il tennis non figura in quella elencazione, e chi cerca un Challenger martedì mattina deve aprire l’app e verificare da sé: la profondità dell’offerta tennistica di questa piattaforma è la domanda a cui il lettore risponde in trenta secondi, non un dato che si possa anticipare dall’esterno.

StarCasinò opera su concessione ADM n. 16026, detenuta da Azzurri Limited — la stessa società che detiene la concessione di Betsson — sul proprio sito .it. L’app permette di scommettere sui principali eventi sportivi italiani e internazionali con varie tipologie di scommessa sportiva, accanto alle slot e al Live Casinò. La struttura è dichiarata senza giri di parole: lo sport è un accessorio della sala da gioco, e chi arriva qui per il tennis trova un catalogo orientato ai grandi eventi.

Sisal opera su concessione ADM n. 16020, detenuta da Sisal Italia S.p.a., sul proprio sito .it. È l’operatore che, tra i tre, dichiara i numeri più espliciti sulla propria offerta: oltre 1.000 eventi al giorno per le scommesse sportive, più di 15.000 eventi live e diretta streaming gratuita di partite di calcio, volley, tennis e basket. Sul tennis quella diretta gratuita è un vantaggio concreto, perché consente di seguire un incontro senza abbonamento esterno. Sisal elenca anche la Scommessa DUO, la Supercombo, la Supercoppia, i mercati Goal, No Goal e Multigoal e le giocate su tiri in porta, rigori ed espulsioni — un catalogo di derivati costruito sul calcio, con la funzione Cash Out per chiudere la giocata prima che l’evento finisca. Il bonus di benvenuto, secondo la descrizione dell’app, richiede di essere titolare di un conto di gioco, registrarsi sul sito o dall’app ed effettuare una prima ricarica; il bonus accreditato si può spendere su tutti gli eventi in palinsesto. Il lettore noti la sequenza: ricarica prima, bonus dopo, e nessuna delle condizioni successive è più negoziabile.

Il Virtual di Sisal conta oltre 3.000 eventi virtuali al giorno, dalle 7 del mattino alle 3 di notte, e l’app affianca alle scommesse sportive l’ippica, i giochi di casinò e Sisal Tipster. Un catalogo di simulati così ampio è comodo per chi vuole giocare a mercato chiuso, ed è anche il prodotto con il margine più alto dell’intero listino. La comodità si paga sempre.

Il verdetto, preso sul punto che distingue i tre: Sisal è l’unico dei tre a mettere la diretta streaming sul tennis nero su bianco, e per chi gioca live sul tennis è il dettaglio che pesa più di ogni altro. Lottomatica gioca la carta della copertura calcistica e dei motori, StarCasinò non nasconde di essere un casinò con un bookmaker dentro. Chi cerca il tennis come prodotto principale troverà più sostanza altrove in questa lista.

bet365, Planetwin365 e William Hill: catalogo largo e regole scritte

Questi tre operatori condividono una caratteristica che li distingue dai precedenti: la parte sportiva è costruita per chi gioca spesso, e le condizioni che la regolano sono scritte in modo relativamente esplicito.

bet365 opera su concessione ADM n. 16030, detenuta da Hillside (New Media Malta) Plc, sul proprio sito .it. Si presenta come Official Global Betting Partner della UEFA Champions League e offre scommesse su Premier League, Champions League, ippica, boxe, freccette, basket, golf e tennis, pre evento e live. Il tennis è nominato esplicitamente, e questo lo mette in una posizione diversa dai tre operatori precedenti. Gli strumenti di gioco responsabile dell’operatore comprendono periodi di pausa, limiti di versamento, avvisi sull’attività di gioco e auto esclusione; per i residenti in Italia l’operatore indica il Telefono Verde Nazionale Gioco d’azzardo 800 55 88 22. La coincidenza tra il tennis in vetrina e il pacchetto di tutele è la parte del profilo che interessa a chi cerca un conto su cui restare a lungo.

Planetwin365 opera su concessione ADM n. 16007, detenuta da Pwo S.p.a., sul proprio sito .it. L’app copre i principali campionati di calcio nazionali ed europei — Serie A, Serie B, Coppa Italia, Serie C, Premier League, Bundesliga, La Liga — e competizioni come Champions League, Europa League e Conference League, oltre a più di 20 tipologie di sport con risultati in diretta. Il tennis sta dentro quelle venti tipologie, ma non è l’asse dell’offerta: chi arriva qui per il calcio trova un catalogo solido, chi arriva per un 250 di provincia deve verificare nel palinsesto.

William Hill opera su concessione ADM n. 16044, detenuta da William Hill Malta Plc, sul proprio sito .it. Il suo Extra Bet Club assegna una freebet da 5 € alla settimana per la stagione di Serie A, fino a 100 €, a chi gioca una multipla di almeno 20 € con almeno 5 eventi e quota totale minima 10.0. Le condizioni del club sono il documento più interessante dei tre, perché mostrano quanto poco sia «gratis» una freebet. Cinque eventi in una multipla significa moltiplicare le probabilità di sbagliarne almeno uno; una quota totale minima di 10.0 significa che il bookmaker vuole una giocata con margine di rischio alto; venti euro di puntata per ricevere cinque euro di freebet significa che il rapporto tra il costo della giocata e il premio è di quattro a uno. E la freebet è tale, non denaro: la sua vincita non restituisce la quota della giocata secondo le regole ordinarie delle freebet, e chi la riceve deve leggere come va spesa prima di considerarla un guadagno.

Il verdetto su questo trio: William Hill è l’unico che mette per iscritto un meccanismo di ricompensa ricorrente legato a un campionato, e per questo è quello di cui si può calcolare il valore senza indovinare. È anche quello con la condizione più severa del gruppo, e la severità va letta come parte del prezzo. bet365 copre più sport in modo dichiarato, Planetwin365 ha il catalogo più profondo sul calcio italiano. Per il tennis puro, la profondità del palinsesto resta la domanda aperta in tutti e tre.

ADM, promozioni e trasparenza: una questione di fiducia

Una pagina che confronta bookmaker deve dire anche quanto di ciò che l’operatore promette è vincolante. La risposta sta nei termini, e in Italia i termini sono più vincolati che altrove, perché la pubblicità del gioco è vietata.

Il Decreto Dignità, art. 9 del D.L. 12 luglio 2018, n. 87, convertito con la L. 96/2018, è in vigore, e ADM lo cita il 28 febbraio 2024: «è vietata qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni e internet». L’autorità che la fa rispettare è AGCOM, con una sanzione pari al 20 % del valore della pubblicità e comunque non inferiore a 50.000 € per violazione. Lo stesso decreto promuove la pubblicità del gioco pubblico che serva a un gioco sicuro e responsabile (art. 3, lett. l) e consente al concessionario di diffondere messaggi sociali o di gioco responsabile con il proprio logo (art. 3, lett. m; art. 15, comma 3).

Vale la pena di seguire questa storia un passo più avanti, perché tocca il modo in cui i lettori incontrano i bookmaker. La stampa di settore riferisce che nel 2025 AGCOM non ha registrato sanzioni per violazioni del divieto; che con l’ordinanza n. 15037 del 29 luglio 2025 il TAR Lazio ha rimesso alla Corte Costituzionale la questione del minimo fisso di 50.000 €; e che sono pendenti due rinvii alla Corte di giustizia dell’Unione europea, C-421/24 sulla responsabilità delle piattaforme e C-194/25 sulla necessità di notifica del divieto. Non è legge, ma è in discussione: un emendamento di Forza Italia alla legge di bilancio 2026 per togliere il divieto alla pubblicità indiretta, come le sponsorizzazioni, è stato proposto e il suo esito non risulta definito; a oggi il divieto è in vigore.

Per il lettore la conseguenza pratica è curiosa: in Italia si vedono meno pubblicità di bookmaker che altrove, e quindi meno spinte esplicite a giocare, ma anche meno informazione verificabile sui prodotti. Un divieto che protegge il giocatore toglie anche il materiale su cui un lettore si farebbe un’opinione. Non è un motivo per cambiarlo, è un effetto collaterale.

Sui bonus, il divieto riguarda la pubblicità, non l’esistenza del bonus: «bonus di benvenuto» è il termine degli operatori, non esiste un tetto statutario ai bonus né un tetto ai requisiti di puntata, e quindi importi, rigioco e quote minime vengono dalle condizioni di ciascun operatore. È il punto in cui il lettore deve leggere da sé, e la sezione che segue prova a farlo con un esempio concreto.

Pagamenti e prelievi: come entra ed esce il denaro dal conto

Il conto di gioco italiano ha regole di ricarica che sorprendono chi arriva dall’estero. Art. 13, D.Lgs. 41/2024 disciplina i «punti vendita ricariche»: ADM tiene un registro di questi punti — tabaccai, ricevitorie — che ricaricano il conto online solo su richiesta del titolare dopo identificazione, con gli strumenti che il titolare ha già dato al concessionario oppure in contanti fino a 100 € a settimana complessivi. Questi punti non possono pagare vincite né far prelevare saldo, e l’iscrizione al registro costa 100 € l’anno. È un canale pensato per chi non vuole usare una carta, e con un tetto settimanale basso: chi pensa di ricaricare contanti in tabaccheria deve sapere che esiste un limite e che non è aggirabile.

I canali che le pagine di confronto mostrano presso gli operatori ADM sono carte, PostePay e altre prepagate, portafogli elettronici come PayPal, Skrill e Neteller, Satispay, bonifico, voucher e ricariche in contanti in tabaccheria come SisalPay e Mooney; l’elenco preciso è nelle condizioni di ciascun operatore. Sulle criptovalute presso i concessionari ADM la situazione non è definita, e non risulta una norma che elenchi i canali approvati. Art. 22, comma 1 prevede un regolamento, concordato con la Banca d’Italia, per impedire ai prestatori di servizi di pagamento di trattare denaro di gioco per operatori senza concessione; la sua entrata in vigore non è confermata.

L’identificazione è il passaggio che blocca più prelievi di quanti ne blocchi l’apertura del conto. Per aprire il conto BetFlag il sito rimanda alle procedure di identificazione con SPID e con CIE, accanto alla registrazione classica; il gioco è vietato ai minori di 18 anni. SPID e CIE sono i due sistemi di identità digitale che alcuni operatori accettano accanto al modulo con documento; senza SPID il conto va comunque validato entro 30 giorni, altrimenti viene sospeso e i prelievi restano bloccati. È la sequenza che sorprende più spesso un giocatore: si deposita in due minuti, si preleva solo dopo che l’identità è confermata.

Il punto per la cassa del lettore è semplice. Il prelievo non è la parte automatica del ciclo: è quella condizionata. Chi apre un conto nuovo con SPID si risparmia l’attesa; chi si registra con il modulo classico deve mettere in conto la validazione. E il canale di ricarica non è necessariamente il canale di prelievo, perché le carte prepagate non sempre accettano un rimborso verso il proprio saldo.

Confronto dei dieci concessionari: concessione, offerta e punto debole

Questa tabella raccoglie i dieci operatori nell’ordine in cui sono trattati in questa guida e mette accanto al marchio la concessione con la società che la detiene e quello che le condizioni o la descrizione dell’operatore dicono sul soggetto di questa pagina.

Brand Concessione ADM e concessionaria Quello che le condizioni dell’operatore dicono sul tennis
bet365 n. 16030 — Hillside (New Media Malta) Plc il tennis è tra gli sport elencati, pre evento e live, secondo la descrizione dell’app
Planetwin365 n. 16007 — Pwo S.p.a. più di 20 tipologie di sport con risultati in diretta, senza dettaglio sul tennis
William Hill n. 16044 — William Hill Malta Plc freebet settimanale legata alla Serie A con multipla minima di 20 € e quota totale 10.0
Lottomatica n. 16010 — Goldbet Better Organization Italy S.p.a. (GBO Italy) cover calcistica e motori con streaming; il tennis non è nominato
Betsson n. 16027 — Azzurri Limited migliaia di eventi pre-match e live con mercati 1X2, Under/Over, Goal/No Goal, marcatori e combo
Betfair n. 16028 — Betfair Italia S.r.l. mercati Esito Finale, Under/Over, Multigol e combo, con la sezione Supercombo a quote maggiorate
Eurobet n. 16012 — Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale palinsesto dal calcio, tennis e basket a F1, MotoGP, volley, golf e persino scacchi
StarCasinò n. 16026 — Azzurri Limited eventi sportivi italiani e internazionali accanto a slot e Live Casinò
Sisal n. 16020 — Sisal Italia S.p.a. oltre 1.000 eventi al giorno, più di 15.000 live e streaming gratuito anche del tennis
~~~ ~~~ ~~~
Brand Concessione ADM e concessionaria Quello che le condizioni dell’operatore dicono sul tennis
bet365 n. 16030 — Hillside (New Media Malta) Plc tennis elencato tra gli sport coperti, pre evento e live
Planetwin365 n. 16007 — Pwo S.p.a. più di 20 tipologie di sport con risultati in diretta
William Hill n. 16044 — William Hill Malta Plc freebet settimanale da 5 € su multipla da almeno 20 € con 5 eventi e quota 10.0
Lottomatica n. 16010 — Goldbet Better Organization Italy S.p.a. copertura calcistica e motori con streaming live, tennis non nominato
Betsson n. 16027 — Azzurri Limited migliaia di eventi con 1X2, Under/Over, Goal/No Goal, marcatori e combo
Betfair n. 16028 — Betfair Italia S.r.l. Esito Finale, Under/Over, Multigol, combo e Supercombo a quote maggiorate
Eurobet n. 16012 — Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale palinsesto da calcio, tennis e basket fino a scacchi, spettacolo e politica
StarCasinò n. 16026 — Azzurri Limited eventi sportivi accanto a slot e Live Casinò
Sisal n. 16020 — Sisal Italia S.p.a. oltre 1.000 eventi al giorno, oltre 15.000 live, streaming gratuito su tennis
~~~ ~~~ ~~~

La tabella va letta per quello che è: due colonne di fatti verificabili e una colonna che raccoglie quello che ciascun operatore dichiara. Le prime due righe di dati non dicono nulla sulla qualità del prodotto. La concessione è una condizione di legalità, non un premio: dieci operatori su dieci la possiedono perché senza di essa non potrebbero accettare una scommessa in Italia. La terza colonna, invece, va guardata con sospetto, perché mescola descrizioni di app e condizioni contrattuali, e non tutte hanno lo stesso peso. Un elenco di sport in una scheda app store è marketing; una condizione di freebet è un contratto.

Quello che la tabella non può dire è la profondità del palinsesto tennis di ciascuno, e non perché manchi la riga: perché nessun operatore pubblica un numero di mercati tennistici, e perché quel numero cambia di settimana in settimana con il calendario. Il lettore che vuole davvero saperlo deve fare la prova sul campo, cercando lo stesso incontro su tre app.

Un’ultima nota sulla colonna delle concessioni, che vale come esercizio di igiene. La stessa società può detenere più concessioni: Azzurri Limited compare due volte in questa lista, su Betsson e su StarCasinò, e il nome del marchio non dice nulla su chi risponde del conto. È il nome nella seconda colonna quello che finisce nel contratto.

Bonus di benvenuto e requisiti di puntata: quanto costa il denaro regalato

La parola «gratis» è quella che gli operatori usano di più e che qui va smontata con i numeri, perché il costo di un bonus sta tutto nel requisito di puntata e nella quota minima ammessa. Non esiste un tetto statutario ai bonus in Italia, né un tetto ai requisiti di rigioco: importi, moltiplicatori e quote minime vengono dalle condizioni di ciascun operatore. Questo significa che due bonus dello stesso valore nominale possono costare al giocatore cifre molto diverse.

Un esempio concreto di freebet è quello di William Hill, già visto nella sua scheda: 5 € alla settimana per la stagione di Serie A, fino a 100 €, per chi gioca una multipla di almeno 20 € con almeno 5 eventi e quota totale minima 10.0. Mettiamo i numeri uno accanto all’altro, perché è lì che si vede il costo reale. Per ricevere cinque euro il giocatore deve metterne in gioco venti su una multipla a cinque gambe.

E adesso la parte che quasi nessuno calcola: quanto vale davvero una freebet. La formula è la freebet moltiplicata per la quota meno uno, diviso la quota, e il risultato ancora moltiplicato per la quota di ritorno del mercato su cui si gioca. Le tre grandezze vanno tenute distinte. La quota di ritorno di un mercato a due esiti è il reciproco della somma degli inversi delle quote: su un mercato proposto a 1,90 e 1,90, la somma degli inversi è 1,0526 circa, il reciproco è 0,95, e quindi il mercato restituisce il 95 % di quanto raccoglie e trattiene il 5 %. Il margine è esattamente il complemento della quota di ritorno, e le due cifre sommano a cento.

Prendiamo una freebet da 5 € giocata a quota 2,00 su un mercato con quella quota di ritorno del 95 %. La parte tra parentesi è (2 − 1) ÷ 2, cioè 0,5; moltiplicata per 5 € dà 2,50 €, e il 95 % di quella cifra è 2,375 €. Il valore medio della freebet è quindi di circa 2,38 €. Non è quello che si vince: è quello che l’offerta vale in media, prima di giocarla, e su una singola giocata il risultato sarà zero oppure il pieno della vincita. Nota la meccanica: la vincita di una freebet non restituisce la quota della giocata, e per questo il valore si calcola sulla quota meno uno e non sulla quota intera.

Il margine dei bookmaker e il rendimento di un mercato. Su un mercato a due esiti proposto a 1,90 e 1,90 — un esempio, non un prezzo quotato — la quota di ritorno è il reciproco di 1/1,90 + 1/1,90, cioè del 105,26 % circa, e vale circa il 95 %; il margine è il restante 5 %. Il numero non è una costante del settore: è una banda che si sposta con il mercato e con l’esito. Su una testa a testa di un torneo maggiore, dove il volume è alto e il bookmaker può permettersi di stringere, il margine praticato sta nella parte bassa della banda; su un mercato di dettaglio — un handicap, un over sui game, una combo di tre gambe — il ricarico sale, e con due esiti uguali a 1,85 per lato la quota di ritorno scende verso il 92,5 % e il margine verso il 7,5 %. Comprare sempre il mercato più esotico disponibile è, in termini puramente aritmetici, la scelta più costosa che un giocatore possa fare senza accorgersene.

Questo conto spiega anche perché il bonus di benvenuto non è mai la variabile da cui partire. Un bonus che raddoppia un deposito vale il valore atteso positivo che si porta dietro, e quel valore si consuma in fretta se il requisito di puntata impone di giocare molte volte l’importo su mercati con margine alto. Il rigioco è la vera clausola: un requisito scritto in modo aggressivo trasforma il bonus in una tassa sulla fretta, e chi non legge il moltiplicatore prima di accettare il bonus sta accettando di giocare una cifra che non conosce. Leggere il requisito prima, decidere dopo: in quest’ordine, e non nell’altro.

Cosa ho imparato confrontando questo listino

Il punto fermo è uno: il margine è la prima voce di costo di chi scommette sul tennis, e nessun bonus lo cancella. Chi gioca da mesi su quote lorde senza confrontare due operatori ha già pagato, in ricarico, più di quanto qualunque promozione gli abbia restituito.

Il secondo punto riguarda il tipo di conto. Un conto con concessione ADM non è una formalità: è ciò che collega il giocatore al RUA, alla vigilanza di ADM e a limiti di deposito scelti al momento della registrazione, e le condizioni di un operatore serio lo dicono per iscritto. Un marchio privo di concessione non offre nulla di tutto questo.

Il terzo punto è sul tennis specifico. È uno sport che premia il lettore che studia pochi tornei e conosce le loro superfici, e punisce chi compra il mercato di dettaglio senza sapere che costa di più. In questa lista gli operatori che nominano il tennis tra gli sport coperti sono bet365, Eurobet e Sisal, e Sisal è quello che vi aggiunge lo streaming gratuito. Gli altri restano opzioni legittime, ma per una partita di tennis la verifica in app è obbligatoria.

Il quarto punto lo lascio a chi legge, perché è l’unico che non posso fare al posto suo: prima di aprire un conto conviene decidere quanto si è disposti a perdere in un mese. Quella cifra, scritta e messa da parte, vale più di qualunque quota alta trovata all’ultimo minuto.

Domande frequenti sulle scommesse sul tennis

Quali eventi posso giocare con un bookmaker che ha la concessione ADM?

Solo quelli che stanno nel palinsesto approvato da ADM: art. 2, lett. s), D.Lgs. 41/2024 lo definisce come il programma di eventi e tipologie di scommessa preparato dal concessionario e approvato dall’Agenzia, che aggiunge gli eventi uno per uno. Fuori da quel programma una scommessa non viene accettata, per quanto poco nota sia la partita.

Come si controlla che un bookmaker abbia davvero la concessione?

Si cerca il marchio nell’«Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza» pubblicato da ADM, poi si legge nei termini del sito il numero di concessione e la società che lo detiene, che è la controparte del contratto. Attenzione: l’elenco non ha una colonna per i giochi, quindi un nome presente non garantisce da solo un’offerta di scommesse sportive.

Come si calcola la vincita di una scommessa dalla puntata e dalla quota?

Il ritorno è la puntata moltiplicata per la quota decimale, e il profitto netto è la puntata moltiplicata per la quota meno uno. Su dieci euro giocati a 1,85 il ritorno è di 18,50 € e il guadagno netto di 8,50 €, perché la quota comprende anche la puntata. Su una multipla le quote delle singole gambe si moltiplicano in un solo prezzo.

Come si riconosce dalle quote il margine che trattiene un bookmaker?

Si sommano gli inversi di tutte le quote dello stesso mercato e si divide uno per quella somma: il risultato è la quota di ritorno del mercato, e il margine è quello che manca a cento. Se sul mercato a quota 1,90 e 1,90 la somma degli inversi è circa 1,0526, il ritorno è intorno al 95 % e il margine intorno al 5 %.

In Italia le vincite delle scommesse sportive sono tassate?

Sulle vincite pagate da un concessionario ADM l’imposta unica è versata dall’operatore e cade sul concessionario, e il giocatore riceve la somma netta senza dichiararla: è quanto riferisce la stampa di settore, quindi conviene consultare un commercialista. Un conto aperto presso un sito senza concessione segue invece un trattamento diverso, con i redditi diversi dell’art. 67, comma 1, lett. d, TUIR.

Quali limiti di deposito si impostano su un conto con concessione ADM?

I limiti si scelgono in fase di registrazione, su base settimanale o mensile, e art. 15, comma 1 li prevede insieme agli autolimiti di tempo, spesa e perdita. Un limite ridotto diventa operativo subito, mentre un limite alzato richiede sette giorni: la finestra esiste proprio per rallentare la decisione presa d’impulso.

Un conto autoescluso blocca anche i siti senza concessione?

No, e questa è la parte che sorprende più spesso. Il RUA, il Registro Unico degli Autoesclusi istituito nel 2018, blocca l’accesso a tutte le piattaforme online autorizzate in Italia e alle sale sul territorio, ma i siti privi di concessione non vi sono collegati. Un giocatore autoescluso che si iscrive a uno di quei siti non è protetto da alcun blocco.

Contenuto creato dal team «Elenco Operatori»